In occasione del 55° Congresso Nazionale AIDP, Davide Vassena, CEO di Digit'Ed, è intervenuto in plenaria raccogliendo le riflessioni emerse dalla lectio del professor Giuseppe Antonelli, Linguista e Professore ordinario di Storia della lingua italiana Università di Pavia, dialogando con la giornalista Maria Cristina Origlia su uno dei temi più rilevanti per il futuro delle organizzazioni: il significato del potere nella leadership contemporanea.
Riprendendo l'analisi sul valore delle parole e sul loro impatto nel definire la realtà organizzativa, Vassena ha proposto una distinzione tanto semplice quanto significativa: il potere non è qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si esercita. Un cambio di prospettiva che porta a ripensare il ruolo della leadership, il valore delle competenze e il contributo della formazione nello sviluppo delle organizzazioni.

Governare il cambiamento attraverso la formazione
Secondo Vassena, le organizzazioni si trovano oggi ad affrontare una fase di trasformazione profonda che coinvolge modelli decisionali, processi e ruoli professionali. E la formazione non è una risposta dopo che il cambiamento è avvenuto, è la condizione che lo rende governabile prima. Per questo motivo, la formazione della leadership rappresenta una scelta strategica per le organizzazioni. Sviluppare competenze non significa soltanto colmare gap esistenti, ma creare le condizioni per affrontare sfide future e sostenere la crescita dell'impresa nel lungo periodo.
Competenza e coraggio: la scelta organizzativa
Il vero elemento di rottura? Riconoscere che competenza non significa conoscenza accumulata. Significa il coraggiodi uscire dal cerchio stretto di quello che già si sa, si conosce, si sa fare. Significa mettersi in discussione, assumersi responsabilità, decidere di investire in capacità ancora non definite.
È una scelta organizzativa, non individuale. Decidere di formare i propri leader, significa decidere che la competenza è una priorità strategica, non una voce residuale di budget
Dalla Corporate Academy alla governance del cambiamento
Digit'Ed ha osservato un'accelerazione netta: le aziende italiane stanno finalmente capendo che la formazione è una leva di creazione di valore, non un obbligo amministrativo. Le Corporate Academy non sono più progetti "HR" ma strumenti strategici per condurre l'organizzazione verso le competenze necessarie per vincere domani.
Tra queste spicca sicuramente la capacità di affrontare l'intelligenza artificiale in modo consapevole.

IA: non è una questione etica, è una questione di pensiero critico
Un passaggio significativo dell'intervento è stato dedicato all'intelligenza artificiale e alle competenze necessarie per governarne l'impatto.
Più che concentrarsi esclusivamente sugli aspetti tecnologici, Vassena ha evidenziato l'importanza del pensiero critico come competenza chiave per orientarsi in un contesto sempre più influenzato dall'IA. La sfida non riguarda soltanto l'utilizzo degli strumenti, ma la capacità di interpretarne i risultati, formulare giudizi consapevoli e mantenere la responsabilità delle decisioni. La formazione serve proprio a questo: non a insegnare "come usare l'IA", ma a insegnare "come pensare consapevolmente di fronte all'IA". Come mantenere l'agency decisionale. Come restare protagonisti di scelte che le macchine possono informare, ma non possono e non devono sostituire.
Una sfida aperta per le organizzazioni
L'intervento ha riportato al centro alcune domande cruciali per le Direzioni HR e per il management: come costruire organizzazioni in cui il potere sia inteso come capacità di generare fiducia e attivare competenze diffuse? Come sviluppare una leadership capace di leggere la complessità e accompagnare il cambiamento?
Non ci sono risposte semplici. Ma c'è una certezza: la formazione non è più un optional. È il terreno su cui si gioca il futuro competitivo delle aziende italiane.












